Toponimo e origini

Le sue origini affondano radici in tempi lontani. Lo stesso toponimo fa riferimento alla primitiva natura boschiva selvae e, secondo alcuni storici, si legherebbe alla presenza di un tempio dedicato al Dio Silvano Selvans, uno dei primi numi italici adorato principalmente dai siculi, una popolazione indoeuropea del II millennio a.c. il cui culto si è protratto nel tempo attraverso gli etruschi e successivamente i romani, rivolgendosi alla protezione della natura e alle attività agresti. Tale ipotesi potrebbe essere ulteriormente confermata dal fatto che il primissimo insediamento costiero di Silvi è indicato con il nome di  Matriunum dall’etimo siculo “atr”, a partire dal geografo greco Strabone (63a.c.-19d.c.) che ci parla di un porto commerciale presso la foce del fiume Matrino identificandolo come un epìneion, dotato quindi di strutture per lo stoccaggio delle merci, immagazzinamento e altri ambienti funzionali, al servizio di una città che ne distava alcune miglia ossia la forte e potente Hatria picena (Atri). Quest’ultima in tempi remoti prima di Roma, già rivestiva un ruolo egemone al centro della penisola ed aveva una moneta propria tra le prime monete in serie fuse che conosciamo. Gli storici e le fonti antiche le attribuiscono l’onore di aver dato il nome allo stesso Mare Adriatico, Hadria-Adriaticum.

Tabula Peutingeriana, SEGMENTUM VI

 

Le fonti romane narrano così della presenza su questo lembo di costa, di un pago marittimo, una mansio (stazione di sosta) con case, magazzini e taverne per viaggiatori indicato topograficamente nell’Itinerario Antonino e nella Tabula Peutingeriana (una copia del XII-XIII secolo di un'antica carta romana che mostrava le vie militari dell'Impero).

 

L’Ager Hatrianus e Anfora tipo Dressel 28 in argilla, priva della metà inferiore del corpo e con incrostazioni marine,

pescata a circa 10 miglia dalla costa nel Mare Adriatico, Silvi Marina (1981).

quei fermissimi vasi, quelle solide ceramiche nostrane che i Greci paragonavano alle corcirane, di cui qualcuno il fondo del mare ci ha conservato e rigettato sulla spiaggia, donde era forse partito” (L. Sorricchio)

 

Le antichissime origini di Silvi si legano in maniera inscindibile alla vicina Città di Atri, seguendone tutte le sorti come indiscutibile e fedele guardiana. Esse erano le protagoniste di un territorio identificato come Ager Hatrianus, all’interno del quale Silvi Alta fu la vedetta naturale avanzata della retrostante Hatria, grazie alla sua posizione strategica che le permetteva di esplorare lo specchio di mare antistante dove vi era l’antico porto di Matrinum. Il territorio era attraversato in epoca romana dalla Via Caecilia, una diramazione della Via Salaria che collegava Roma con l’Adriatico e di conseguenza verso l’altra sponda, principalmente con la Grecia senza tralasciare le Regioni Danubiane, e ciò consentì oltre ad un proficuo legame commerciale, un contatto precoce del territorio con tutta la cultura del Mediterraneo sin dai primordi. Secondo gli antichi la distanza da Roma facendo la Salaria era di 156 miglia . Dall' Itinerario di Antonino si può leggere infatti : "SALARIA AB URBE HADRIAE USQUE M.P. CLVI."

Passò per questa spiaggia il console Claudio Nerone, il quale rifiutò vettovaglie e cariaggi per essere spedito nella sua fulminea marcia al Metauro dove, con l’uccisione di Asdrubale, si iniziò il rapido declino dell’offensiva cartaginese contro Roma. Nella guerra servile passarono per i nostri luoghi marittimi le orde devastatrici di Spartaco inseguite da Crasso. Tracce del periodo romano, di cui la città di Atri conserva le più elevate opere monumentali, sono state ravvisate nella zona di costa presso il piccolo colle chiamato “Colle Castelluccio”, all’altezza dell’attuale Pala Universo e distrutto secondo le fonti storiche, da un tremendo terremoto. Nel secolo scorso, durante la costruzione della adiacente Fiera Adriatica, furono rinvenuti  frammenti di mosaici, monete e anfore vinarie e olearie, tenendo presente che i resti dell’antico porto giacciono a un chilometro di distanza sotto il pelo dell’acqua antistante la Torre di Cerrano. Da questo porto partivano i famosi vini narrati da Plinio (23 a.C.) e Varrone (116 a.C.) con i quali, come ci racconta anche Polibio, Annibale nel suo passaggio in Abruzzo per raggiungere Canne in Puglia nel 216 a.C., fece lavare i suoi cavalli affetti dalla scabbia, prima di confrontarsi per uscirne vincitore nella battaglia contro l’esercito romano.

Colle Castelluccio - tratto da DAT, Documenti dell’Abruzzo Teramano; Emergenze archeologiche dell’antico porto Ph.  M.C. Mancinelli.

 

E’ questo il primo insediamento conosciuto circa le origini della città, anche se l’esatta localizzazione del pago marittimo appare spesso discussa dagli storici, tra i sostenitori che lo individuano alla foce del Vomano o del Calvano, altri nel Piomba o nel Cerrano. Ad oggi sappiamo con sicurezza che alla foce del fiume Cerrano vi erano strutture portuali nel periodo medioevale, i cui documenti ci danno esatta localizzazione a partire dalla Bolla di conferma del 1255 da parte del Pontefice Alessandro I, che ne stimò necessaria la ricostruzione e, poiché si tratta di un documento di concessione, è probabile che si riferisca a lavori di manutenzione di una situazione già esistente.

(per approfondimenti si rimanda alla voce Da visitare – l’Area Marina Protetta “Torre del Cerrano” – L’antico porto di Hatria)