Il contesto 

La Torre di Cerrano deve il suo nome dall'omonimo torrente, situato attualmente 500 metri a sud, alla cui foce corrispondeva l’antico porto di Hatria (Atri), un tempo meta di scalo marittimo al servizio della collinare città. L’ubicazione del porto nelle acque antistanti la torre, rappresentava un contatto importante tra chi veniva dal mare e chi viveva sulla terraferma e la sua corrispondenza con la foce del fiume è più che lecita, in quanto anticamente il trasporto fluviale era vantaggioso dal punto di vista economico e più celere rispetto alla strada e al bestiame poiché non c’era la necessità di riposare e alimentarsi. Le imbarcazioni potevano circolare senza fermarsi, supportare un gran numero di casse anche pesanti, senza che esse venissero sballottate: grano, carbone, legna, sale e soprattutto, come nel nostro caso, trasportare grandi blocchi per le costruzioni di castelli e della Cattedrale. Si caricavano a bordo botti di vino, olio, legno etc.. Più difficoltoso era sicuramente il viaggio di risalita controcorrente, che impiegava molto più tempo, frequente era l’alaggio: trainare il battello dalla riva con un cavo tirato da uomini o animali. Le imbarcazioni avevano inoltre il fondo piatto per non arenarsi sui banchi di sabbia e la vela aiutava a risalire la corrente.

Per chi veniva dal mare dunque, i porti erano centri dotati delle infrastrutture che consentivano la vendita e lo scambio delle merci, il vettovagliamento per gli equipaggi e la possibilità di riparare eventuali danni alle navi (legno e personale in grado di lavorarlo), luoghi di raccolta e di stoccaggio dell’attività produttiva che convogliava il prodotto delle aree interne. Una struttura portuale pertanto, poteva esistere soltanto se aveva alle spalle una solida organizzazione politica ed economica che ne garantiva il funzionamento, in questo caso la trimillenaria città d’arte: Atri.

Il porto diviene per il territorio retrostante il punto d’accesso, il portus infatti viene dal latino ed è inteso come “porta”; la collocazione di una struttura fortificata come la Torre nel medesimo luogo, acquisisce una demarcazione del territorio ancora più forte. In diverse località dell'Italia meridionale vennero edificate torri di vedetta a difesa dei porti e delle principali città.

 

La storia

La presenza di una torre precedente l’attuale, si fa risalire alla fine del ‘200, durante il regno di Carlo II d'Angiò, ove appare per la prima volta una "vecchia torre" in Penna Cerrani, la cui ricostruzione con una disposizione del 1287, reiterata nel 1293 e 1294, viene posta a carico anche degli abitanti di Silvi e Montepagano (antico nucleo della futura Roseto mons - montispagus significa villaggio sul monte), che avrebbero poi tratto beneficio dalla possibilità di ricoverare le navi e di commerciare; analoghi ordini furono emessi nel 1310 e nel 1352.

L’attuale costruzione è successiva, facente parte del sistema di fortificazioni litoranee a difesa del Regno di Napoli dall’incursione di Turchi e Saraceni. Inizialmente furono gli Angioini a pensare ad un sistema permanente e completo di torri di difesa e di segnalazione in vista l’un dall'altra, attraverso segnali di fumo e fuochi, ma tale sistema fu realizzato solo in minima parte, anche a causa dei continui cambiamenti politici, passando infine sotto il controllo dei feudatari e delle famiglie che intendevano proteggere i propri territori.

Nel XV secolo cresceva la potenza turca, essi occuparono Costantinopoli (oggi Istanbul) con una politica marinara che aveva lo scopo di neutralizzare i Veneziani. Conquistarono quindi l’Albania e da lì assalirono Otranto con lo scopo di controllare l’Adriatico e avere quindi una base d’attacco per invadere l’Italia.

Foto di M.C. Mancinelli

 

Le minacce si fanno particolarmente intense quando, nell'estate del 1556,  furono risparmiate all'Abruzzo terribili devastazioni, grazie alle difese ed al sistema di punti d’avvistamento del Duca d'Atri Giovan Girolamo D'Acquaviva.

Con l'avvento del governo spagnolo al Regno di Napoli (1501), l'idea di un sistema permanente e continuo fu ripreso. Nel 1532 il Viceré don Pedro di Toledo (1513-1559) emanò un’ordinanza con la quale si obbligavano i privati ad erigere le torri, tuttavia l’ordine non fu seguito. Nel 1563 fu emanato un nuovo editto e si cominciò ad attuare l’antico programma della costruzione della catena di torri marittime. Il sistema delle torri d’avvistamento avrebbero avuto il compito di allertare tempestivamente le città vicine dell’imminente pericolo ma, essendo dotate di guarnigione e colubrine, anche di respingere tali incursioni.

Nel 1568 Alfonso Salazar, commissario del presidente della Regia Camera di Summaria  (organo amministrativo, giurisdizionale e consultivo dell'antico regime aragonese operante nel Regno di Napoli), dopo aver effettuato un sopralluogo insieme all'ingengner Scala, dispose la costruzione di quattordici torri in Abruzzo:

 

Tronto,Vibrata, SalinelloTordinoVomano, Chiro, Fossacesia, Senella e le sei del 1563i lavori furono portati a termine entro il 1569. Buona parte delle torri abruzzesi fu costruita da Vincenzo Tavoldi, un bergamasco che con il fratello si stava occupando delle fortificazioni di Pescara e Civitella, e che il primo aprile 1568 si aggiudicò l'appalto per otto di tali torri, impegnandosi a finirle entro diciotto mesi.

Per molto tempo la Torre di Cerrano rimase un baluardo per il presidio e la difesa della costa e all'inizio del XVIII secolo entrò a far parte dei possedimenti degli Scorrano, Marchesi di Cermignano.

 

Con la fine delle scorrerie da mare, il torrione fu acquistato agli inizi del ‘900 da Pasquale Filiani, Ufficiale di Marina, che lo rese abitabile e ne curò la ristrutturazione con scrupoloso rispetto dello stile originario, aggiungendo alla costruzione la torretta terminale (altezza attuale 30 metri). Negli anni venti ne divenne proprietario il marchese De Sterlich, eccentrico esponente della nobiltà locale che, nel 1935 fece ampliare la Torre con l'aggiunta (sui lati sud ed est) di un'ala a forma di "L" comprendente un seminterrato ed i piani terra, primo e secondo.

Più rispettoso dello stile è stato l'ultimo proprietario, l'ingegner Tito Marucci, che ne ha curato particolarmente la buona conservazione. Nel dicembre 1981 la Torre è stata acquistata dall'Amministrazione Provinciale di Teramo, e dopo aver provveduto al consolidamento, ha affidato la struttura (21 maggio 1993) all' Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Teramo per la realizzazione di un Centro Ricerche e Studi di biologia.


La struttura

 

Le istituzioni vicereali dettavano condizioni ben precise sulle tecniche costruttive che ogni torre doveva seguire. L’altezza si aggirava intorno ai 12 metri, il lato di base esterno 10-12

metri e il lato interno 5 metri. Le strutture presentano una connotazione volumetrica tronco-piramidale con muratura a scarpa che gli permetteva maggiore stabilità e resistenza a sopportare pesanti artiglierie, facilitando l’azione delle caditoie. La distribuzione interna degli spazi era molto semplice, su due livelli e copertura chiamata “piazza d’armi”.

In quest’ultima si posizionavano le armi per la difesa, catapulta e cannoni, e su di essa si succedevano i turni di guardia e si ricevevano e trasmettevano i segnali di fumo. Il primo livello era per lo più un deposito riserve di cibi, bevande e munizioni, nel secondo livello soggiornava il guardiano della torre.

La Torre era coronata per l’intero perimetro da caditoie (nota anche con il termine piombatoia, ad indicare una apertura disposta in successione lungo il cammino di ronda della costruzione difensiva), inclinate dell’8%, per mezzo della quale era possibile rovesciare sul nemico oramai prossimo alle mura, ogni tipo di proiettile o di oggetto contundente, liquidi infiammabili o bollenti, materiali solidi come laterizi o pietre. Il numero di caditoie era variabile da tre a cinque, intervallate da uno spazio sufficiente ad ospitare un’archibugiera, feritoia nelle mura attraverso la quale sparavano gli archibugieri, soldati di fanteria armati di archibugio, l’antica arma da fuoco che permetteva maggiore precisione nel tiro. Per ragioni di difesa il vano d’ingresso era di piccole dimensioni, collocato nella parete rivolta verso terra. Le scale monumentali che oggi concedono l’accesso a queste imponenti costruzioni, sono di epoca successiva. L’accesso alla torre infatti, avveniva per mezzo di scale realizzate in legno o in corda che venivano calate e ritirate a seconda delle esigenze. La torre per ordini severissimi non poteva essere abbandonata in nessun caso. La funzione sostanzialmente richiesta, era quella di un piccolo presidio. In ogni torre prestavano servizio corpi di guardia costituiti da tre tipi gerarchicamente collocati: Torrieri, Cavallari e Soldati. Ai caporali Torrieri, che dovevano saper leggere e scrivere e che erano sempre prescelti dall’esercito spagnolo, era affidato il comando militare del piccolo distaccamento, l’amministrazione del vettovagliamento, delle munizioni e di tutto ciò che era in dotazione della torre. Il numero degli uomini a servizio delle torri, d’estate aumentava poiché le incursioni marittime erano più numerose. I militi spagnoli venivano lautamente compensati, mentre i locali ricevevano solo 25 carlini, per cui erano costretti ad allontanarsi dalle torri per andare a lavorare altrove. Altro servizio che lasciava a desiderare era quello dei Cavallari, pattuglie di uomini a cavallo che nottetempo dovevano perlustrare la costa da torre a torre, ma i propri cavalli, avendo lavorato tutto il giorno nei campi erano stanchi e non potevano essere montati.

La celebre Torre del Cerrano rispecchia a pieno questa tipologia delle torri costiere del Viceregno, la costruzione è formata da un massiccio torrione a base quadrata in laterizio, alla base il lato esterno è di 12,60 metri mentre quello interno di 5,80 metri. Le mura hanno spessore decrescente e inclinate a piramide, ciascuna è coronata da quattro robusti beccatelli e tre caditoie sormontate da sei merli di fattura guelfa. L'altezza è di 12,60 metri esclusi i 90 centimetri dei merli. Molto simile ad essa è la "gemella" Torre del Salinello.

Al tempo in cui fu costruita la ferrovia fu eretto un alto muraglione di contenimento subito a valle della torre.

 

1)Tavole Torre di Cerrano. Biblioteca Nazionale di Napoli. 2)Torri costiere, carta 1976 di Vittorio Faglia. 

Un inventario del 1748 ci dà un numero complessivo di 379 torri, così suddivise:

 

L'Abruzzo Citra (Abruzzo citeriore) e l’Abruzzo Ultra (Abruzzo ulteriore) fu una unità amministrativa prima del Regno di Sicilia, poi del Regno di Napoli ed infine del Regno delle Due Sicilie. Fu costituito in giustizierato nel 1273 da Carlo I d'Angiò,  con il Diploma di Alife, che formalizzò la divisione del Giustizierato d'Abruzzo creato dall'Imperatore Federico II, in due distretti amministrativi, l'Aprutium ultra flumen Piscariae e l'Apriutium citra flumen Piscariae (Abruzzo al di là del fiume Pescara e Abruzzo al di qua del fiume Pescara).

 

 

Dott.ssa M.C. Mancinelli

Archeologa e Storica d’Arte