Cenni storici.

La presenza di un antico porto nelle acque antistanti la Torre di Cerrano è documentata ampiamente dalle fonti storiche, a partire dal geografo greco Strabone2 (63a.c.-19d.c.) che ci parla di un porto commerciale presso la foce del fiume Matrino, corso d’acqua discendente dall’antica città di Hatria, identificandolo come un epìneion dotato quindi di strutture per lo stoccaggio delle merci, immagazzinamento e altre strutture funzionali al servizio di una città che ne distava alcune miglia. Ancora Plinio (I secolo d.c.) ci parla dell’importanza del vino di Atri trasportato in anfore di produzione locale verso l’Oriente, Grecia e Egitto, senza tralasciare la direttrice Aquileia - regioni danubiane.

 

Ph. R.Breda Archeosub Hatria

Ph. Sergio Agnellini

 

Il comprensorio di Cerrano si presenta ricco di reperti archeologici, dalla fornace, tombe, anfore e mosaici, rinvenute in località Colle Stella, Castellucio e Colle Cretone nei pressi della Torre omonima.

Il porto in età romana aveva una posizione strategica essendo collocato in prossimità della via Cecilia, una diramazione della Salaria che collegava Roma con l’Adriatico passando per Amiternum (Aquila) e Hadria(Atri), da qui non conosciamo il nome odierno del torrente che porta alla foce e al mare (Secondo gli antichi la distanza di Atri da Roma facendo la Salaria era di 156 miglia . Dall' Itinerario di Antonino si puo' leggere infatti: "SALARIA AB URBE HADRIAE USQUE M.P. CLVI." ) . Tra i sostenitori che interpretano il fiume Matrinum con il Cerrano vi è la consapevolezza della distanza breve del torrente che collega la città al mare con 4 km, rispetto ad altri che per arrivare al mare devono attraversare colline, calanchi e fossati per una distanza di tre - quattro volte maggiore. Ancora oggi l’esatta localizzazione del corso fluviale Matrino è oggetto di dibattito, identificato talvolta con il Vomano, con il Piomba o con il Saline; difficile stabilire con sicurezza l’ubicazione del porto e della foce, essendo il litorale abruzzese soggetto a continui spostamenti della linea di costa e relativi interramenti delle foci che tendono a spostarsi verso il meridione.

Tuttavia le numerose e successive fonti medievali rilasciano un’indicazione topografica molto precisa, si parla di portum in Pinna Cerrani, confortando l’ipotesi che in questo luogo sorgesse dapprima il porto romano sfruttato poi nel medioevo con l’aggiunta di edifici quali Ospedale e una prima Torre d’avvistamento. 

Ph. M.Cristina Mancinelli

 

In un diploma spedito da Ascoli il 1° Aprile del 1215 dal Cardinale Pietro Capocci, legato di Innocenzo IV si elencano i privilegi concessi ad Atri . Essa può diventare sede vescovile ,ha facolta' di eleggere il podesta purche' non ghibellino, e' permesso crearsi degli statuti comunali e infine crearsi un porto. ..." Vobis insuper auctoritate predicta concedimus ut Civitas Adriae possit habere portum per litus et litora maris....ecc". A confermare la concessione fu papa Alessandro IV con un diploma inviato da Napoli il 1° maggio 1255 ..." Vobis et Civitati vestre portum in Penna Cerrani , et ubique per litora maris ....auctoritate Apostolica confirmamus...."Alla fine del XIII secolo il porto doveva essere in piena efficienza , sicuramente via mare infatti arrivarono ad Atri i grandi blocchi di pietra d'Istria con cui ci si costrui' la cattedrale. Altri documenti autorevoli menzionano d' ora in poi il porto come una realta' efficiente .Nel 1347-1352 il porto e tutta la costa subirono gli assalti delle millizie comandate dal provenzale Frate Moriale , Cavaliere di Rodi . Altre attestazioni ci informano della presenza nel porto delle societa' mercantili fiorentine dei Bardi , dei Peruzzi ,e degli Azzerelli . Doveva essere un importante scalo , e qualcuno come Frate Moriale ne era talmente invidioso da attacarlo dal mare. La citta' di Teramo prese accordi con quella di Atri per facilitazioni commerciali e definizioni di tasse e gabelle per importare merci dal porto di Cerrano. Il diploma datato 9 marzo 1363 si conserva ancora nell' archivio comunale di Teramo. Nel 1447 Venezia mando' nell' Adriatico una flotta da guerra comandata da Andrea Loredan.Questa devasto' il porto e le difese di Cerrano. 

Da questo momento la funzione commerciale venne meno, distaccandosi progressivamente dalla città egemone di Atri per inserirsi nel tessuto difensivo e commerciale del nuovo Regno di Napoli. Le fonti del ‘400 ci informano dei continui insabbiamenti dei fondali, della difficoltà nonché dispendio economico nel mantenerlo pulito da parte del Comune. Il porto divenne da questo momento un piccolo approdo per la pesca e minuti commerci lasciando il posto ai nuovi grandi empori marittimi.

Alla fine del 500 ogni tentativo di restaurare il porto fu vano. L' ultima volta che si sente parlare del porto di Atri e' nel 1513 , data in cui il porto ormai rovinato e inservibile viene ceduto ad una società privata composta da: Giacomo Cicerone detto Sanguedolce, Francesco Firmani , Girolamo Antonelli , Prudenzio Massarotti. 

 

 

Evidenze archeologiche

I primi resti visibili dell’antico porto emergono dalla lingua di sabbia antistante la celebre Torre del Cerrano, blocchi squadrati di sicura origine antropica che proseguono sotto il pelo dell’acqua per oltre 500 metri dalla linea di costa.

Le ricerche subacquee iniziate nell'estate del 1982 dal professor Piergiorgio Data in collaborazione con altri enti importanti, hanno documentato la presenza di grandi pietre a spigolo vivo, lastroni di pietra d'Istria ad "L" rovesciata (2x4x4 metri), le stesse utilizzate per la costruzione della Cattedrale di Atri, grandi costruzioni murarie in mattoni, canaletta in calcare (simile alle tre presenti nella cripta della Cisterna-Basilica di Atri), scalini, bitte ed ormeggi, disposti secondo una certa impostazione urbanistica, alla profondità di 4,7 e 11 metri. L’impianto portuale sfruttava la foce fluviale con l’ausilio di due banchine d’approdo, purtroppo il fondale sabbioso impedisce il recupero di reperti datanti rendendo difficoltose anche le immersioni subacquee ai fini delle indagini e studi in corso3.  

Ph. M.Cristina Mancinelli

 

Tecniche costruttive

I porti, tanto dai Greci che dai Romani, si costruivano generalmente alle foci dei fiumi. Tali costruzioni consistevano in moli sopra archi per combattere il naturale accumulo delle sabbie. I moli si restringevano a semicerchio nell'entrata del porto mediante scogliere e dall'una all'altra scogliera si gettava la catena per impedire alla flotta nemica l'ingresso nel porto. Su uno dei moli sorgeva il faro. Dalla parte di terra vi era una porta fortificata, fiancheggiata da torri, la darsena, i magazzini, case di custodi, ed infine il castellano, che costituiva l'embrione del borgo o del pago marittimo.

 

 

Ph. M.Cristina Mancinelli

 

Approfondimenti.

Il metodo della “cassaforma” era l’ideale per le costruzioni in acqua, nel punto stabilito si affondano e bloccano con sicurezza le casseforme tenute insieme da montanti di quercia e tiranti trasversali, dopo aver pulito e livellato il fondale all’interno si getta la malta mischiata al pietrame e il calcestruzzo a diretto contatto col legno. Al momento in cui si versa l'opera cementizia la cassaforma è allagata dall'acqua ma ne supera il livello per essere poi tolta. Nei resti delle strutture sommerse si possono vedere i segni dell’intelaiatura lignea attraverso dei fori nel cemento.

Vitruvio, De Architectura II.VI 14: "C’é una specie di sabbia che, naturalmente, possiede straordinarie qualità. ... Se mescolata con calce e caementa (pietrisco), indurisce altrettanto bene sott’acqua come nelle ordinarie costruzioni."

 

Notizie storiche.

 

Nel 1251 la guelfa Atri ricevette dal Cardinale Pietro Capocci dei privilegi, tra cui quello di costruire un porto. Concessione confermata nel 1255 da Papa Alessandro IV con l'indicazione in Penna Cerrani (sulla Punta del Cerrano).

Nel 1288, il capitano marittimo Santorio d’Atri dispone di misure di vigilanza presso il porto di Cerrano di Silvi.

Durante il regno di Carlo II d'Angiò appare per la prima volta una "vecchia torre" in Penna Cerrani la cui ricostruzione, con una disposizione del 1287, reiterata nel 1293 e 1294, viene posta a carico anche degli abitanti di Silvi e Montepagano, che avrebbero poi tratto beneficio dalla possibilità di ricoverare le navi e di commerciare; analoghi ordini furono emessi nel1310 e nel 1352.

Nel 1310 il vicario generale di Roberto d’Angiò, raccomanda agli abitanti di Silvi e Montepagano di custodire la torre posta a guardia del porto di Cerrano di Silvi.

Nel 1324 una chiesa di San Nicola, nei pressi della torre, compare nel registro delle decime.

Durante il regno di Carlo II d'Angiò appare per la prima volta una "vecchia torre" in Penna Cerrani la cui ricostruzione, con una disposizione del 1287, reiterata nel 1293 e 1294, viene posta a carico anche degli abitanti di Silvi e Montepagano, che avrebbero poi tratto beneficio dalla possibilità di ricoverare le navi e di commerciare; analoghi ordini furono emessi nel1310 e nel 1352.

Il 9 dicembre del 1362, nel Palazzo reginale di Atri, alla presenza di Nicola d’Amico di Giacomo Probi di Atri, giudice reginale, università e gli uomini di Atri, adunatisi per ordine del gentiluomo Guccio de’Cosis di Firenze, capitano della città, affidano al notar Luzio di Pietro Assalti e a Luzio di notar Angelo di Atri, l’incarico di stringere accordi con l’università di Teramo sulle somme da pagarsi ai gabelloti e ai credenzieri che esigono i diritti di fondaco e di carico e scarico delle merci in transito, nel porto sulla spiaggia “cerrani”.

Nel 1363, Giovanna I d’Angiò permette ai teramani di imbarcare e scaricare le merci presso lo scalo di C.

Nel 1324, Giovanna II d’Angiò Durazzo investe Andrea Matteo II Acquaviva, quarto duca d’Atri e conte di San Flaviano, ancora pupillo del porto Cerrani, dietro supplica della madre e tutrice Caterina Riccardi, vedova di Pietro Bonifacio, terzo Duca d’Atri.

Nel 1388 gli introiti del porto furono destinati al suo restauro per volere del re Ladislao di Durazzo e della regina madre e reggente Margherita di Durazzo; analoghi provvedimenti furono presi più volte nel tempo, allo scopo di mantenere il porto in efficienza.

Nel 1419 fu rinnovata ad Atri l'autorizzazione a riscuotere un pedaggio destinato anche alla custodia del Castello e Porto di Cerrano.

Nel 1464, Ferrante I d’Aragona conferma a Giulio Antonio Acquaviva, conte di Conversano, la restituzione di Atri e del distretto cittadino risalente al 1462 e include nelle pertinenze della città, il porto di Cerrani.

Nel 1481, il sovrano ripete la conferma in favore di Andrea Matteo III Acquaviva, primogenito di Giulio Antonio conte di Conversano e di San Flaviano e settimo Duca d’Atri. (il porto è elencato tra i possedimenti ma alla fine del secolo non rimaneva molto: « Item ha lo castello de lo porto de Cerrano cum casamenta dentro et sbaglio cum terrino de fora de le mura cum prato ce tomuli uno appresso le case de l’ecclesia de Sancto Nicola da di lati et da pedi lo lito de la marina et da capo la strada de la salara et altri fini » Catasto del Comune di Atri, 1499)

Nel 1493, ad Atri il giudice delle cause civili e i signori del Reggimento del Comune di Atri deliberano di dare il locazione la locanda del porto di C. per 20 ducati annui.

Nel 1495, in Castel Capuano, Carlo VIII di Valois restituisce ad Andrea Matteo III d’Acquaviva, il porto Cerrani.

Nel 1502, Luigi XII di Valois-Orleans si comporta allo stesso modo.

Nel 1512, il porto di C., andato distrutto durante una tempesta, viene ricostruito presso la foce di Galvano.

(il 14 settembre 1513 il procuratore dell’Università Bartolomeo di Cola Sorricchio lo cedette, insieme ai diritti esclusivi di pesca ed approdo, ad una società formata da quattro persone; questo è l’ultimo documento ove si cita il porto di Cerrano e, nel 1516 il comune di Atri decise di abbandonare definitivamente il diroccato e rinterrato porto di Cerrano per costruire un approdo più piccolo presso la marina di Calvano e, il 9 novembre 1518, acquistò «una mezza tomolata di terreno in contrada Calvano vicino al lido del mare per il prezzo di ducati sedici a ragione di carlini undici per ogni ducato». ancorché dotato di osteria, albergo per il riposo dei viandanti e di una grande stalla, non fu mai un porto vero e proprio ma rimase un modesto approdo per i barconi che facevano la spola lungo la costa o si spingevano fino all'altra sponda dell'adriatico).

Nel 1588, un caporale e due soldati vigilano sulla torre di C.

Da questo momento entra al servizio completo del Regno come parte del sistema difensivo da loro messo a punto.

Documenti tratti da: D.A.T. Documenti dell’Abruzzo Teramano, V,2, 2001.

 

 

Dott.ssa M.C. Mancinelli

Archeologa e Storica d’Arte